Lettera al mio trisavolo Bernardo

Caro illustrissimo Bernardo
Non ho avuto ovviamente la possibilità e l’onore di conoscerti di persona, anche se qualcosa di te mi è arrivato dai racconti di nonno Carlo con il quale spero tu ti sia potuto riabbracciare insieme tra gli altri tuoi cari oltre che al bisnonno Fioravanti.
Ti scrivo queste due righe per raccontarti in breve il cammino della tua discendenza nell’ombrelleria e un poco di accadimenti degli ultimi anni.
Fioravanti come ricorderai ha seguito le tue orme e, oltre alle aste e ai bastoni che tu realizzavi con tanta cura, ha aggiunto per maggior arte, la scultura dei pomi da bastone in avorio e i fusti completi.
Dopo aver iniziato Carlo, il primo dei suoi sei figli, alla stessa arte, e coinvolto nella rivolta del pane nel 1917, Fioravanti fu costretto a lasciare la famiglia e a fuggire in America, dove morì, dopo un lungo periodo di cui non abbiamo potuto scoprire nulla, in povertà assoluta (solo nell’82 dopo varie ricerche abbiamo rintracciato la sua tomba a Kenosha in Michigan).
A questo punto Carlo, che già lavora da un paio d’anni, si trova a dover aiutare la mamma Lucia a crescere due sorelle e tre fratelli minori e diviene, per volontà e necessità, ancor più preciso e veloce di te e del bisnonno.
Su suggerimento del Dott. Gilardini apre il primo ombrellificio di sua proprietà dove, aiutato dalla mamma Lucia, comincia a produrre gli ombrelli completi, (per il Dott. Gilardini le campionature per l’estero e i capi d’opera) che dopo qualche anno, aiutato da diversi garzoni e da quasi cento lavoranti esterne, data la richiesta da tutta Italia, arrivano a produrre fino a mille ombrelli “usuali e di lusso” (come riportano le carte intestate dell’epoca) al giorno.
Carlo è vissuto per tre cose: il figlio Fioravanti II (Fiorino), il lavoro e i suoi ideali.
Dopo una pausa durante il periodo partigiano (milita nelle formazioni “Giustizia e Libertà), con l’aiuto del suo unico figlio Fioravanti II e della bisnonna Lucia, l’attività riprende vigore e i suoi ombrelli varcano i patrii confini, arrivando dall’Etiopia all’Inghilterra, dove gli inglesi commerciano orgogliosamente dei veri “made in England” prodotti a Torino in corso Novara 3.
Per un periodo l’arrivo di ombrelli economici ma ancor ben fatti, hanno quasi fatto scomparire l’ombrello torinese, ma è con orgoglio ed è il motivo di questa lettera, che ti voglio dare una buona notizia, dal ’96 ad oggi mi sono dedicato con tutto me stesso, con lo spirito di Nonno Carlo e l’aiuto di mamma Marina e papà Fiorino, alla cura e alla rinascita dell’ombrello di alta qualità che, come attestano ormai dozzine di articoli sui giornali e alla televisione, ci è riconosciuta in modo ormai unanime, e pongo l’accento sul “ci” perché senza le vostre fatiche, i sacrifici, le piccole e grandi scoperte e i trucchi del mestiere tuoi, del bisnonno Fioravanti e della moglie Lucia, di nonno Carlo, di papà Fiorino e di mamma Marina , che mi sono stati tramandati in questi anni, io non avrei potuto tenere in mano con tanto orgoglio gli ombrelli e i parasole che consegno ai nostri stimati clienti ogni giorno.
Con immensa stima e riconoscenza, Vi abbraccio.
Il vs. pronipote Carlo.
Caro illustrissimo Bernardo
Non ho avuto ovviamente la possibilità e l’onore di conoscerti di persona, anche se qualcosa di te mi è arrivato dai racconti di nonno Carlo con il quale spero tu ti sia potuto riabbracciare insieme tra gli altri tuoi cari oltre che al bisnonno Fioravanti.
Ti scrivo queste due righe per raccontarti in breve il cammino della tua discendenza nell’ombrelleria e un poco di accadimenti degli ultimi anni.
Fioravanti come ricorderai ha seguito le tue orme e, oltre alle aste e ai bastoni che tu realizzavi con tanta cura, ha aggiunto per maggior arte, la scultura dei pomi da bastone in avorio e i fusti completi.
Dopo aver iniziato Carlo, il primo dei suoi sei figli, alla stessa arte, e coinvolto nella rivolta del pane nel 1917, Fioravanti fu costretto a lasciare la famiglia e a fuggire in America, dove morì, dopo un lungo periodo di cui non abbiamo potuto scoprire nulla, in povertà assoluta (solo nell’82 dopo varie ricerche abbiamo rintracciato la sua tomba a Kenosha in Michigan).
A questo punto Carlo, che già lavora da un paio d’anni, si trova a dover aiutare la mamma Lucia a crescere due sorelle e tre fratelli minori e diviene, per volontà e necessità, ancor più preciso e veloce di te e del bisnonno.
Su suggerimento del Dott. Gilardini apre il primo ombrellificio di sua proprietà dove, aiutato dalla mamma Lucia, comincia a produrre gli ombrelli completi, (per il Dott. Gilardini le campionature per l’estero e i capi d’opera) che dopo qualche anno, aiutato da diversi garzoni e da quasi cento lavoranti esterne, data la richiesta da tutta Italia, arrivano a produrre fino a mille ombrelli “usuali e di lusso” (come riportano le carte intestate dell’epoca) al giorno.
Carlo è vissuto per tre cose: il figlio Fioravanti II (Fiorino), il lavoro e i suoi ideali.
Dopo una pausa durante il periodo partigiano (milita nelle formazioni “Giustizia e Libertà), con l’aiuto del suo unico figlio Fioravanti II e della bisnonna Lucia, l’attività riprende vigore e i suoi ombrelli varcano i patrii confini, arrivando dall’Etiopia all’Inghilterra, dove gli inglesi commerciano orgogliosamente dei veri “made in England” prodotti a Torino in corso Novara 3.
Per un periodo l’arrivo di ombrelli economici ma ancor ben fatti, hanno quasi fatto scomparire l’ombrello torinese, ma è con orgoglio ed è il motivo di questa lettera, che ti voglio dare una buona notizia, dal ’96 ad oggi mi sono dedicato con tutto me stesso, con lo spirito di Nonno Carlo e l’aiuto di mamma Marina e papà Fiorino, alla cura e alla rinascita dell’ombrello di alta qualità che, come attestano ormai dozzine di articoli sui giornali e alla televisione, ci è riconosciuta in modo ormai unanime, e pongo l’accento sul “ci” perché senza le vostre fatiche, i sacrifici, le piccole e grandi scoperte e i trucchi del mestiere tuoi, del bisnonno Fioravanti e della moglie Lucia, di nonno Carlo, di papà Fiorino e di mamma Marina , che mi sono stati tramandati in questi anni, io non avrei potuto tenere in mano con tanto orgoglio gli ombrelli e i parasole che consegno ai nostri stimati clienti ogni giorno.
Con immensa stima e riconoscenza, Vi abbraccio.
Il vs. pronipote Carlo.
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